Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

lunedì 5 gennaio 2015

1025 - EPIFANIA

Epifania è nome greco che deriva dal verbo «epiphàinō» e significa «io manifesto/appaio/rivelo». Con questa festa si conclude il tempo liturgico del Natale iniziato con la Veglia del 24 dicembre. Dal II al III secolo dell’èra cristiana le due feste, Natale ed Epifania, erano unite: il 6 gennaio, infatti, si celebrava in tutto l’Oriente una festa generica detta Epifania (manifestazione) che inglobava la memoria del Natale, della visita dei Magi e la rivelazione del Figlio di Dio nel Battesimo al Giordano.
La Chiesa latina con papa Liberio nel 354 separa le due festività fissando definitivamente il Natale al 25 dicembre e l’Epifania al 6 gennaio, mentre la Chiesa orientale e quella armena, ancora oggi, mantengono accorpate le due feste come al principio e fissate al 6 gennaio1. C’è un legame profondo tra Natale e l’Epifania simile a quello che intercorre tra Pasqua e Pentecoste. A Natale pren-diamo atto dell’incarnazione del Lògos/Verbo/Parola/Figlio di cui veniamo a conoscere il volto, il nome e la missione. All’Epifania, volto, nome e missione acquistano una dimensione universale. A Natale c’è l’Uomo-Dio, considerato singolarmente nella sua natura. All’Epifania quest’Uomo-Dio è contemplato nella sua missione verso il mondo al quale dichiara l’amicizia di Dio2.
A Natale c’è ancora il rischio del particolarismo e dell’identità giudaica di Cristo che pure resta il sigillo del Lògos per sempre, ma può identificarsi in modo esclusivo in una cultura e in un movimento di civiltà. All’Epifania questo rischio è scongiurato: il Bimbo nato giudeo, da giudei, osservante della Toràh, valica i confi-ni del «particolare» d’Israele e accoglie i Magi che vengono dall’Oriente e che non appartengono alla tradizione ebraica. Come Pasqua è la presa di coscienza della liberazione di Dio e la Pentecoste è la stessa liberazione affi-data come missione per tutti i popoli della terra, così a Natale prendiamo atto che Gesù è nato ebreo per sempre e all’Epifania che questa nascita è un progetto di alleanza per tutti i popoli, per tutte le culture e nazioni.
L’Epifania è il superamento definitivo dell’identità cristiana con la civiltà occidentale e seppellisce per sempre i tentativi maldestri dei laici devoti o dei religiosi atei che rinchiudono il cristianesimo nella prigione di una cultura o segmento di civiltà, negando così la sua essenza universale e «cattolica».
Assistiamo all’incauto affanno di uomini ecclesiastici che dovrebbero respirare a pieni polmoni l’aria del-la cattolicità e invece sono rannicchiati nel chiuso orticello della loro piccola esperienza, timorosi di perdere l’identità della cultura occidentale in cui sono nati e cresciuti, dimenticandosi che essi provengono dall’oriente da dove Gesù l’ebreo per sempre li ha chiamati ad una avventura straordinaria, il Regno di Dio, ed essi si sono im-pantananti con le chiesuole clericali senza anima e vita. Essi non sono mai sfiorati dal dubbio che il Cristianesimo a cui sono così legati da difenderne «i valori» è di cultura semitica prima e greca dopo, per diventare poi latina e quindi anche occidentale.
Nel giorno dell’Epifania, i Magi sono il volto di tutti i Pagani e di tutte le Genti che entrano nell’elezione d’Israele, con gli stessi diritti e doveri di Israele. Oggi tutti diventiamo eredi delle promesse, tutti diventiamo Israele.
Paolo Farinella, prete – 06/01/2015 – Genova